Cenni Critici Afsanè
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La cifra espressiva privilegiata da Afsanè Moghaddam Mitus nella sua pittura è la donna. Simbolo polivalente che assume fascinazione di desiderio e slancio, di turbamento e rappacificazione nelle profondità del nostro io. Immagini muliebri contrastanti segnano la topologia della vita interiore e accendono l’estro poetico non meno delle esplorazioni psicologiche. Le raffigurazioni di Afsanè sono presenze enigmatiche attestate in una solitudine sfingica eppure stranamente belle, conturbanti e forti come rocce di Marfisa nel loro distanziato equilibrio di grazia e vertigine. Ci stanno di fronte come archetipi d’amore, di disponibilità nuziale, di maternità, di armonia, eppure segnate nel volto da tenace volontà di affermazione e dal senso del dovere inderogabile. Nelle trasognate e assorte figure della pittrice persiana è fugata l’algida freddezza di poetiche stellari; le sue creature di sogno sembrano uscire piuttosto da uno scritto di Ibsen, convogliando genialmente in sintesi originale sensibilità poetica persiana (si pensi a Rumi, Molavi, a Hafez e a Ferdowsi) e mitologia etrusca e greco-romana. Colpisce l’accentuato tratteggio delle forme smaccatamente scultoree di emblematiche Pomone variamente posturate, intrise sulla tela o su carta di tonalità umbratili e grigiastre che accentuano l’enigma allo sguardo indagante. L’insistenza tematica sull’archetipo della femminilità, lungi dall’essere monotonia ripetitiva, si rivela piuttosto scandaglio in profondità e ritorno appassionato sul “medesimo” inesauribilmente ricco di sorprese, di incognite, di sfumature da evidenziare, allertando nel contempo sensibilità e ragione. Sicché queste creature poetiche appaiono da volta in volta come lampade incandescenti nella bufera e come tutrici della quiete domestica: musica pitagorica che si espande nei nostri cuori da liuti e chitarre che le contornano sotto un cielo inafferrabile. Enigma ctonio e fascino olimpico in controluce!...

Una pittura persuasiva e controcorrente nello spaesamento espressivo del postmoderno! Dalla fisicità debordante delle emblematiche figure di Afsanè M. torna ad ammiccare la seduzione del simbolo, riproposto come canto alla vita e a valori autentici nell’arida civiltà delle macchine.

Queste donne-figure sono messe a servizio della maestà del desiderio e dell’interrogazione. Esse dicono eloquentemente la verità dell’interpretazione poetica sull’humanum. Senza obliare la circostanza cronologica – anch’essa caricata di valenza simbolica – del nuovo millennio albeggiante…

Un messaggio di speranza, quello dell’artista persiana, che ridesta la consapevolezza del destino della donna quale riserva di umanità. Il gesto pittorico torna ad essere, romanticamente, servizio del Sacro e missione di educazione al bello e al buono, la sua verità segreta consiste nel ridestare lo stupore, nel far espandere il battito d’ala dell’Eros verso il mondo della luce, dell’amore e della trascendenza.

Ad un animo persuaso all’approdo mistico della contemplazione ben si addicono parole che contornano il gesto creativo dell’artista: “Nella sintonia di cuore ogni battito diventa voce. Di certo, ancora una volta, l’indicibile gesto d’amore! Quel gesto che consente il ritemprare le immersioni” (Remo Ràpino).

(Paolo Miccoli, critico d’Arte e docente di Estetica, Università Urbaniana di Roma).