ARTISTI IN PERMANENZA:

Cenni critici Roccotelli
Roccotelli visto da Vittorio Sgarbi
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L’espressività di Michele Roccotelli è legata alla sua terra di Puglia, la cui natura si traduce in un messaggio poetico che si espande in una spazialità riconoscibile come un paesaggio ideale. La sua ricerca può anche apparire espressionisticamente informale, mentre in verità la sua sperimentazione consiste nel superamento della figurazione attraverso l’ideazione di geometrie immaginifiche di grande efficacia evocativa. Nelle sue opere lo sguardo abbraccia tocchi di luminosità, suggestioni paesaggistiche, immagini di colore, graffi e modulazioni pittoriche che sono i segni di una fantasticheria lungo il percorso di una rappresentazione non decorativistica, anzi depurata da una razionalità che rifugge le ridondanze narrative. Bella e suggestiva è la trasparenza della materia, pur pastosa, che può anche assumere ingannevoli sembianze acquarellose, perché questo artista conosce l’arte della dissoluzione del colore, della sua riaggregazione, della stesura di ombre e di luci, della fusione e della sovrapposizione delle tonalità. Roccotelli percorre la profondità dello spazio in illusioni prospettiche, dove i tocchi di colore sono aggressivi e matrici, espressivamente vigorosi quando creano rugosità e stratificazioni in contrasto con la morbidezza compositiva dei fondi. I piani orizzontali evocano a loro volta narrazioni suggestive di macchie che l’artista chiama nelle sue titolazioni mediterranee, perché la presenza del paesaggio pugliese non si limita all’allusione, ma è continuo punto di riferimento spaziale e fulcro di un profondo coinvolgimento emotivo. I momenti visivi più esplicitamente descrittivi, case e colline trasfigurati da cromatismi densi e solari, sono il prodotto di una istintualità trascinante e di un tocco manuale immediato e perfino virtuosistico.
I cromatismi di Roccotelli guardano soprattutto a effetti lirici, egli sa suscitare momenti lunari e solari, fervidi squarci di bellezza capaci di innalzare la pittura a evocazione di un viaggio mentale nelle sensazioni e nei profumi di una terra indimenticabile. Gli elementi che egli porta alla ribalta delle sue composizioni sono armonici e insieme primordiali; il mistero della natura che lo ha catturato si traduce in visione e quindi in trasfusione, per chi osserva, dello stesso incantamento. Narratore di sequenze simboliche, ogni suo quadro scandisce segnali cromatici e tonali solenni, tagli e ricomposizioni di un itinerario figurale concretizzato attraverso lo slittamento di sagome pittoriche quasi veristiche. Ma in essi consiste soprattutto la rivelazione del desiderio dell’artista di fare del proprio lavoro la testimonianza di una tensione partecipativa, di un’identificazione amorosa. Questa natura inondata di colore gioca una sorta di sfida col silenzio, modulandosi in ritmi che hanno l’andamento di una partitura musicale. Non c’è tanto la presenza di un paesaggio, quanto la restituzione, in una chiave primitiva – e persino cruda a causa della fermezza del tracciato – di un sentimento dove la definizione è scomposta in un ordito complesso fatto di tessere e momenti visivi riconoscibili se isolati, ma funzionali ad una visione corale complessivamente compatta. In questo senso, non può che essere arbitraria una decodificazione frammentata sul singolo particolare, perché si corre il rischio di perdere la preziosità dell’impaginato. Con una cifra interpretativa del tutto personale, Roccotelli propone una natura pulsante di vibrazioni dionisiache, ma anche un’antica e insostituibile lezione di saggezza, per chi ha smarrito la capacità di percepirsi in sintonia con il creato.

Vittorio Sgarbi


(da "I giudizi di Sgarbi, 99 artisti", Ed. Mondadori - marzo 2005)

 
Roccotelli visto da Yvonne Carbonaro
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Fasci di luce splendente, scintillio di raggi di sole, arcobaleno di colori caldi, variegate sfumature floreali, spighe dorate, vortici argentei, venature luminose, intense tonalità di mare e cielo, luminescenze lunari, iridescenze perlacee. E’ questo il primo emozionante impatto con la pittura di Roccotelli, e ancora: petali di fiori e fasci di calle morbidamente ondeggianti al vento e steli e arbusti e farfalle e voli d’uccelli che planano nel blu e falconi che lottano nel sole e banchi di pesci iridati che guizzano in azzurrate trasparenze acquoree. La Puglia è cielo azzurro che si fonde col turchese del mare ed è verde smeraldo di macchia e di prati e frutteti e oliveti e vigneti e orti ed è anche luogo di storia millenaria di insediamenti e dominazioni che vi hanno inciso segni inconfondibili di arte, cultura, stile di vita e di pensiero. Ancestrale esperienza che l’artista estrinseca nella possanza creativa e nella reinterpretazione di contesti urbani di origini antiche e di intricate stratificazioni, dominati da cattedrali romaniche, nella frammentazione e dinamica ricomposizione degli agglomerati di case in un tripudio di rossi accesi, di blu cobalto, di vampe di luce e di calore. Ideale sintesi tesa a conciliare due sublimi utopie: la natura ferma nella sua originaria eterna incontaminata bellezza e un positivo apporto umano tracciato in città a misura di vivibilità, nobilitate dal retaggio di solenni architetture e di raffinata civiltà. Evocazione di illusioni emozioni sensazioni sentimenti scaturiti dall’amore e dalla nostalgia di una terra bella e antica, bianca e solare, fiorita e coloratissima, sublimati da una fantasiosa creatività che sul filo del proprio mondo interiore reinventa la realtà e, in libertà, media e ricompone l’immagine, il ricordo, il sogno, il pensiero fino allo straniamento dell’immagine stessa nella zona franca di un’astrazione che continuamente allude alla figurazione con risultati di suggestivo accattivante effetto.Una pittura pregnante di lirica intuizione, intensa e vivida, permeata di vibrante poesia della natura e delle radici, e si è concordi con Sgarbi quando dice: “…la natura (della Puglia) si traduce in un messaggio poetico che si espande in una spazialità riconoscibile come un paesaggio ideale…I cromatismi di Roccotelli guardano soprattutto a effetti lirici…”
E intensamente lirici sono infatti i suoi paesaggi: paesaggi dell’anima e della rimembranza, sia quelli liberamente aperti sull’orizzonte, spumeggianti di onde e infuocati di sole, sia quelli intravisti in lontananza oltre la finestra, al di là di vetri e persiane, che fissano nel tempo scorci incantati e spicchi di sogni. Che il supporto sia la tela o la ceramica, o l’oggetto risignificato, recuperato tra i rifiuti ed elevato a rango di opera d’arte, come infissi di vecchie finestre, è sempre presente, come egli stesso dichiara:…”la pregnanza di un sentimento, di un legame lontano e profondo”…che immediatamente si percepisce e avvince. La carica esplosiva e trascinante di talento e passione è la spinta propulsiva di questo artista instancabile il cui talento trasfigura le cose in un universo di colore e la cui passione emana forza espressiva e comunicativa che investe l’osservatore con sciabolate di luce. Un cromatismo esuberante ed esplosivo che sembra nascere dietro la spinta di una coinvolgente musica di fondo: la magica ancestrale vitalità di pizziche, tarante e tammurriate con cui attraverso i secoli la sua terra ha sintetizzando ed espresso sentimenti di gioia di dolore di amore di sensualità di rivolta di lotta. La polverizzazione del pigmento produce conturbanti effetti di colore nebulizzato sovrapposto a bande di tinte piene e dense: entusiastica esaltazione delle tinte del sud in una gioiosa appassionata sinfonia policromatica a lode di un mondo di bellezza di natura di arte, che contiene in nuce tutti i possibili mondi. Ripercorrere l’articolato iter dell’artista è un’occasione per condividerne emotivamente il processo creativo ed entrare nel lussureggiante mondo della sua pittura così da potere, come suggerisce, …“per l’abisso degli occhi miei approdare ai vostri mondi”… e, lasciandosi trasportare sulle ali della sua fantastica visione del reale, penetrare in universi di magica fascinazione.

Yvonne Carbonaro