Cenni Critici Tersigni
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L’opera di Pino Tersigni appare come un sottinteso tributo alla donna e in partico- lare alla sua potente e vitale fisicità. Relegando al di fuori dei propri confini tutto il resto, assurge il corpo femminile a protagonista indiscusso delle tele nonché a unico e privilegiato campo di indagine dell’artista.

Nell’arte del pittore romano non c’è spazio per l’uomo né tantomeno per la natura, che sia essa intesa come paesaggio, sfondo o semplice quinta teatrale su cui proiet- tare lo spettacolo delle protagoniste dei suoi quadri.
L’universo artistico di Tersigni è interamente abitato da figure femminili, o per me- glio dire da corpi femminili, privati di ogni attributo o caratteristica che possano far ravvisare un’identità e una personalità ben precise.

Al cospetto di una tale assenza di personalizzazione, di fronte a serie di volti e corpi identici, standardizzati, lo sguardo dello spettatore non può che focalizzarsi sulle sagome dalla fisicità prepotente. Non c’è scenografia, ambientazione o contesto che possano distogliere l’attenzione dalle protagoniste che, con movimenti sinuosi, animano scene vuote, sfondi monodimensionali dominati dal bianco e dal nero. Nell’universo asettico e incontaminato di Tersigni gli unici elementi a poter avere accesso sono corpi sferici, anch’essi privi di qualunque caratterizzazione che riesca ad ancorarli a situazioni o realtà definite. Cerchi e globi che talvolta figurano come pianeti o astri. Sebbene avulsi da ogni contesto, sono gli unici elementi a cui è consentito di poter interagire con le figure femminili, pur restando loro satelliti e superflui corollari. Insieme ad essi, rari oggetti e accessori fungono da comparse, illuminando con il loro cromatismo un regno dominato dal non colore.

I soggetti di Tersigni appaiono come il risultato di un’attenta osservazione che restituisce sulla tela l’iperrealismo dei corpi sondati. I volumi richiamano la per- fezione e l’armonia del canone classico, ma l’equilibrio e il pacato distacco che le forme emanano creano un forte contrasto con le superfici dai motivi faunistici che rimandano a paesaggi della savana, a terre assolate e selvagge.

Le anonime donne, che evocano l’asetticità e la freddezza di creature robotiche o manichini inanimati, racchiudono contemporaneamente lo slancio e l’istinto vitale delle fiere africane. Nell’opera di Tersigni, l’aspetto androgino dei soggetti si fonde con la sensualità delle pose e degli atteggiamenti in cui questi vengono ritratti. La meccanicità di queste donne, che sembrano quasi appartenere ad una fase post-umana, si scontra con l’aspetto selvatico, istintuale del mondo ferino che si sprigiona dai motivi tatuati sulla loro pelle. La freddezza degli astri e il vuoto degli sfondi collidono con la passionalità e la sensualità che ineluttabilmente si irradiano dalle figure femminili. Tele animate da contrasti e antitesi, dunque, che determinano un effetto senz’altro straniante e inquietante, quanto inevitabilmente seducente e magnetico.