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Mostra Palazzo Margutta: Sette Artisti, sette stili

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L’evento, in programma al civico 55 di Via Margutta, è diventato da tempo un appuntamento fisso nel calendario della nota Galleria e punta a stimolare la coscienza critica degli spettatori

Roma, 19 febbraio 2011– Ciascun artista lavora con tecniche diverse e affronta tematiche differenti per esprimere il proprio talento, testimoniare le proprie capacità e comunicare al pubblico le proprie emozioni. E’ questo il filo conduttore sulla base del quale ha preso corpo l’esposizione “Sette artisti, sette stili”.

Così - raccolte in questa preziosa collettiva, organizzata dalla Galleria “Il Mondo dell’Arte” e in programma a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) dal 19 al 26 febbraio prossimi (ingresso gratuito) – si mostrano al pubblico tele sulle quali pennellate lineari diventano vere e proprie traiettorie emozionali fino a indicare un viaggio nel conscio e nell'inconscio così come nell’animo umano, ma anche sculture - realizzate in materiali spesso diversi e molte volte perfettamente miscelati tra di loro - caratterizzate da un linguaggio forte e da una vitalità espressiva unica. In esposizione anche Purità, il quadro realizzato da Marco Krasinski e classificatosi terzo “…per aver saputo trasformare la forma classica del ritratto in qualcosa di più attuale e moderno, utilizzando tecniche semplici ma di grande effetto estetico” alla VIII^ Edizione del Premio Openart, svoltasi recentemente a Piazza del Popolo presso le Sale Del Bramante.


“Tutti gli autori coinvolti nell’esposizione – ha detto il Maestro Elvino Echeoni, Presidente dell’Associazione Margutta Arte e direttore artistico della società Il Mondo dell’Arte – presentano tecniche originali e affrontano temi differenti. Si va dall’arte surreale e astratta a quella minimalista, passando per pezzi in cui si evidenzia un uso del colore di stendhaliana reminiscenza o per lavori che giocano sulla percezione visiva dell’uomo, accendendo l’immaginazione di ognuno di noi nella ricerca di una identificazione personale”.

 

La kermesse, che è uno degli incontri fissi nel calendario della nota Galleria, ha un obiettivo ambizioso: sviluppare nello spettatore una coscienza critica che gli permetta di riconoscere, nella produzione realizzata da ogni artista, la capacità di ciascuno di loro così come di apprezzare le differenze presenti nella loro visione.

L’organizzazione dell’esposizione è stata curata dal Maestro Elvino Echeoni unitamente ad Adriano Chiusuri e Remo Panacchia. A prendere parte a questo piacevole scambio artistico: Pina Di Marcantonio, Fernanda Andrea Cabello (in arte Fany), David Gollins, Marco Krasinski, Riccardo La Monica, Antonella Magliozzi e Andrea Roggi.

L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 19 febbraio 2011 dalle 18.00 alle 22.00.

Pina Di Marcantonio: oltre a essere un’artista estremamente sensibile e capace di esprimere al meglio nei suoi lavori il gusto del colore e della composizione, questa giovane pittrice realizza lavori unici nel loro genere, in cui la pittura – pur affondando le proprie radici nel classico - spicca come eccellente espressione e rivisitazione del rinascimento moderno.

Fernanda Andrea Cabello (Fany): pittrice, ceramista e scultrice, si avvicina all’arte da autodidatta. A Buenos Aires impara le prime tecniche di ceramica. Poi apprende le varie tecniche decorative su maiolica, stile medievale “Socarrat” e “Siglo XVIII”, e cuerda seca e approfondisce lo studio della ceramica, il “Finto mosaico”, il “Tiffany”, il raku, il naked, la chimica degli smalti e delle terre sigillate. Attraverso la sperimentazione crea la sua prima linea Fany, arte surreale e astratta. Successivamente implementa la produzione con legno e ferro. I suoi lavori sono originali e inimitabili per l’esecuzione e l’applicazione degli smalti sui pezzi in terracotta realizzati completamente a mano; le sue opere nascono da infiniti giochi colorati in cui ossidi, nitrati e solfati vengono lavorati ad alte temperature e terzo fuoco. Grazie all’abbinamento tra pittura e ceramica le creazioni di Fany trasmettono profondità e movimento, con l’uso dei colori forti, la forma e il basso rilievo.

David Gollins: ha iniziato la carriera artistica come illustratore di libri, prima di passare al teatro come scenografo e direttore. La sua ispirazione deriva dall’incontro tra i riflessi drammatici delle luci del palcoscenico e il “chiaro scuro” dei maestri italiani del XVII secolo. Di recente influenzato dall’arte pompeiana del primo stile massonico, con la quale ha dato vita a una pittura più astratta e minimalista, dipinge con pigmenti della terra che lui stesso macina e tempra su superfici fatte a mano da polveri di calce e marmo. I suoi quadri sono realizzati da multistrati di colore trasparente e smalti dai quali esplode una luminosità misteriosa. Ha preso parte a molte esposizioni a New York e Queensville, a Londra, a Vienna, in Umbria e in Toscana, dove vive.

Di lui hanno detto: “David Gollins, attraverso una sapiente riscoperta dell’uso artigianale delle tecniche artistiche, ci consegna dipinti che sono nature morte e oggetti e trompe l’oeil. La sua ricerca è una virtuosa interpretazione di generi che sembrano essere stati marginali nella storia dell’arte e che oggi assumono aspetto di allegoriche invenzioni di grande fascino emotivo (Michele Loffredo).

Marco Krasinski: sin da giovanissimo sviluppa il suo poliedrico gusto artistico in giro per il mondo. Dopo un periodo di studi e lavoro a Roma, New York, Londra, Trieste e Sopot, torna definitivamente nella Città Eterna per dedicarsi alla musica e all’arte. Presenta una serie di dipinti ad olio dal titolo evocativo: Blood Beauty. Si tratta di una ricerca organica il cui scopo è l’esplorazione dell’universo femminile tanto nella sua forma estetica quanto nella sua essenza emotiva. Attraverso un uso del colore di stendhaliana reminiscenza, si delinea, nella rappresentazione pittorica, una tematica classica, quella della “musa” evocatrice di impulsi primordiali. Il nero della colorazione riconduce a un inconscio profondo, scuro e inviolato; il rosso a una visceralità carnale. E’ arte notturna questa, che predilige una figuralità chiara e distinta che - impreziosita da una pennellata vigorosa e tratteggiata - è fonte di ispirazione nel descrivere sensibilità e sensualità. I quadri di Krasinski sono istantanee dai toni intensi che si accostano prepotenti al noir, in cui ogni luce e ombra è viva manifestazione di mistero e seduzione, ogni respiro interrotto fa da quinta scenica per lo spettatore. La donna che l’artista ritrae è una donna sanguigna, dall’animo combattivo e tenace, che butta il suo cuore esigente al di là di ogni ostacolo. Attraverso una rappresentazione emozionale del fascino femminile, nulla è lasciato inesplorato in questa personalissima rassegna del soggetto. Forme aggressive di corpi fragili, esposti dalla loro nudità e da sguardi muti, impenetrabili e pieni di carattere, danno vita alle figure che popolano ogni tela. L’espressione della bellezza è per Krasinski passione e verità, senza fronzoli o ripensamenti. In altre parole: puro istinto. Ed è questa forte istintività che trascina l’osservatore in bilico tra amore e tragedia alla ricerca dello scioglimento del più grande enigma pittorico che è da sempre per lui la donna.

E’ produttore e frontman della trash-metal band Fomento (Coroner Records) e del progetto dance Tunz Tunz.

Riccardo La Monica:
dopo aver frequentato l'Istituto di Arte, Artigianato e Restauro, lavora come restauratore di dipinti, materiali lapidei e mosaici a Roma. Inizia da autodidatta nel 1998, ma con il tempo affina tecnica e tematiche. Il suo percorso pittorico passa attraverso la ricerca dell'inconscio e della natura umana, ma segue i dettami dell'avanguardia surrealista tanto che la sua produzione spazia da quest’ultima al paradosso denominato “astrattismo iperrealista”. Diverse le opere che giocano sulla percezione visiva dell’uomo, accendendo l’immaginazione di ciascuno nella ricerca di un’identificazione personale. Ha lavorato a San Luigi dei Francesi, Villa Medici, Palazzo Farnese e Palazzo Monte Citorio.

Di lui hanno detto: Il valore pittorico di questo giovane artista non risiede nei suoi contenuti a volta ermetici e alchimistici, ma nella suggestione delle immagini e del loro carattere affascinante proprio nella sua luminosa oscurità. La sua pittura ha attraversato due fasi distinte.(…) L”’arte per l’arte” dell’artista La Monica, non solo raffinatissimo pittore ma anche valente restauratore di capolavori. Per lui la pittura diventa un rifugio, una maniera di comunicare le sue emozioni, emozioni e sensazioni che certamente i suoi dipinti sapranno trasmettere a chi avrà il privilegio di guardarli. Sentiremo presto parlare di questo giovane artista che si affaccia timidamente al grande mercato e a cui auguriamo un grande e duraturo successo. (Elio Spinelli)

Antonella Magliozzi: Originaria di Formia (Latina), Antonella acquisisce conoscenze e tecniche pittoriche dal padre Ciro, cui continua a ispirarsi. Al liceo approfondisce i pensieri filosofici di Eraclito, Parmenide e Platone, grazie ai quali sente di carpire quei concetti che tuttora trasferisce su tela. Ha partecipato a vari concorsi d’arte ed esposto in Italia (fra le altre Milano, Roma e Spoleto, in occasione della 53^ Edizione del Festival dei Due Mondi) e all’estero (Francia, Croazia). Grazie anche a diversi viaggi in Europa, approfondisce la propria tecnica pittorica e, pur rimanendo ancorata all’analisi di problematiche esistenziali attuali, cerca nuovi spunti. L’artista predilige la pittura astratta-informale, decisamente non oggettiva, seguendo le orme di Vasilij Kandinskij - padre dell’Astrattismo - e acuendo il suo interesse per l’Action Painting del pittore statunitense Jackson Pollock. A Kandinskij si ispira nel giocare con i colori, veri strumenti musicali che toccano le corde dell’anima. Per definire la sua pittura, ma soprattutto per rimarcare i suoi principi ispiratori, conia il termine “Graffialismo”, indicando con quello una nuova corrente pittorica, ricca di vitalità espressiva e di enfasi gestuale oltre che evoluzione del pensiero di Pollock, Riopelle e Hartung, e fonda il gruppo denominato “I Graffialisti”. Nel 2009 pubblica il “Manifesto del Graffialismo”. Attualmente sta lavorando a una nuova produzione grafica, dalle svariate tonalità e forme, ricca di significati filosofici e contemporanei e ispirata all’amore, ai giovani, all’amicizia e al rispetto per la natura.

Andrea Roggi: inizia a dipingere giovanissimo. Il passaggio alla scultura è stato graduale, anche se i suoi quadri sono stati sempre caratterizzati da una configurazione spaziale. Alla base della sua attività creativa il continuo lavoro verso la ricerca dell'essenza dell'animo umano, finalizzato a metterne a nudo - con linguaggio forte, asciutto e vibrante di solidale comprensione - le difficoltà, ma anche i gesti d'orgoglio liberatori, le speranze e le amarezze. Nel 1991 fonda il laboratorio artistico ”La Scultura di Andrea Roggi” dove realizza interamente le sue opere in bronzo, pietra e metalli preziosi. Dal 2001 collabora, a Cortona, con la University of Georgia. Nel 2002 realizza l’“Andrea Roggi Creativity Studio”, a Manciano di Castiglion Fiorentino, un luogo aperto al pubblico e dedicato all'esecuzione e all'esposizione di sculture e quadri, in cui gli artisti si incontrano e realizzano interamente le loro opere in bronzo e pietra. Ha realizzato numerosi monumenti pubblici in Toscana e Umbria.

Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” - Via Margutta, 55 Roma

Mostra collettiva degli artisti:

Pina Di Marcantonio, Fernanda Andrea Cabello (Fany), David Gollins, Marco Krasinski, Riccardo La Monica, Antonella Magliozzi, Andrea Roggi.

Vernissage cocktail sabato 19 febbraio 2011, ore 18.00 - 22.00.

La mostra si protrarrà fino al 26 febbraio 2011: dal martedì al sabato dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (domenica 20 febbraio aperto dalle 16.00 alle 19.30 chiuso lunedì mattina).

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